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Crisi dello Stato e governance · 2010-01-21 by mmzz

L’irritante irenismo e la retorica progressista che accompagnano termini come “governance”, la “democrazia deliberativa” o i “processi partecipativi” presentati come panacea della “crisi dello Stato”, nascondono spesso (da parte di chi li sa impiegare) l’uso strategico e governamentale di questi mezzi, e (da parte degli altri) un vuoto cognitivo sui limiti degli stessi che spesso prelude ad un ricco banchetto per i pescecani.

E poi lo Stato sta meglio che mai: tra gli altri, ha il monopolio della caccia al pescecane. Non ha bisogno di rotte transoceaniche tracciata dalle ideologie, che portino o a albe radiose dell’avvenire o viceversa a stati leggeri e perfetti, “autoregolati come il mercato”; non servono nemmeno i portolani delle regole rigorose e saggi piloti che guidino le manovre nel porto delle nebbie delle politiche pubbliche. Il piccolo cabotaggio è sufficiente: obiettivi a breve raggio, naviglio leggero, ripari in caso ti tempesta se ne trovano sempre… Chiunque può guidare uno Stato, tanto non è lui a farlo.

Se la mancanza di alternative schiarisce le idee (Kissinger), il loro moltiplicarsi le confonde. E se non puoi batterli, confondili.

Eppure le comunità che costruiscono il proprio ambiente —dai villaggi di montagna alle comunità open source— hanno da sempre trovato i propri codici, delle condotte di condotte condivise. Spesso trovando le proprie verità senza troppi formalismi: “rough consensus and running code”.

Ci dovrà pur essere un modo…